lunedì 2 novembre 2009

Il Mostro di Firenze. Una nuova ipotesi sul movente.

Nella foto: Giuseppe Cosco, che scrisse l'articolo "Jack lo Squartatore e il Mostro di Firenze: inquietanti analogie".


I delitti del Mostro di Firenze e i delitti di Jack lo Squartatore. Le analogie

I delitti del Mostro di Firenze, insieme a quelli di Jack lo Squartatore, sono quelli che più hanno attirato l'attenzione dell'opinione pubblica in questo secolo. Essi hanno molte analogie, e difatti sono entrambi delitti compiuti dai membri dell'Ordine della Rosa Rossa.
Il primo che individuò le analogie e formulò un'ipotesi in questo senso (cioè individuando la Golden Dawn, e la Rosa Rossa, come collegamento tra le due vicende) fu Giuseppe Cosco che scrisse sul suo blog l'articolo: Il Mostro di Firenze e Jack lo Squartatore, inquietanti analogie.


Passò poco tempo e Giuseppe morì.
Le analogie sono state ben comprese anche dal regista del film "From Hell - La vera storia di Jack lo Squartatore".
Nel film, infatti, quando muore una delle vittime si vede chiaramente il vestito, su cui compaiono delle evidenti rose rosse. In un'altra scena sulla tomba della vittima viene gettata una rosa rossa. Alle vittime viene sempre offerta dell'uva, ed è evidente il riferimento al tralcio di vite infilato nella vagina di una delle vittime del Mostro di Firenze, come è evidente il riferimento al luogo in vui vennero uccise le vittime (accanto ad una vigna, appunto).

Ma le analogie tra le due vicende non sono solo quelle evidenziate da Cosco nel suo articolo. Ce ne sono in realtà molte di più, e molto più eclatanti.
Sia nella vicenda di Firenze che in quella di Londra troviamo analogie per quanto riguarda i protagonisti coinvolti; in entrambi i casi nel novero dei sospetti troviamo:

1) un medico (Francesco Narducci nel primo caso, Micheal Ostrog nel secondo, ma nel film From Hell si ipotizza un'altra pista, sempre collegata ad un medico);

2) uno scrittore (Alberto Bevilacqua per i delitti di Firenze e Oscar Wilde pe quelli di Londra);

3) un pittore (Claude Falbriand per i delitti italiani e Walter Sickert per quelli inglesi).


Altra analogia non da poco è che i delitti del Mostro di Firenze sembrano apparentemente terminare con il ritrovamento del cadavere di Narducci nel lago Trasimeno; i delitti di Jack lo Squartatore paiono terminare nel 1888 con il ritrovamento nelle acque del Tamigi di John Druitt.
Per John Druitt si ipotizzò il suicidio, come per Narducci, ma sappiamo che le piste successive portarono altrove.
Curiosamente, anche John Druitt era figlio di un medico, come Narducci. Altrettanto curiosamente, in entrambi i casi venne fuori che facevano parte di un'organizzazione esoterica, e si ipotizzò che fossero stati eliminati dalla stessa organizzazione cui appartenevano, perché ormai erano diventati scomodi. Druitt pare facese parte di un gruppo esoterico chiamato "Gli apostoli", mentre Narducci pare facesse parte proprio della Rosa Rossa.



In entrambi i casi si ipotizzò ad una certo punto la pista esoterica e satanica. Per il Mostro di Firenze, ricordiamo che la pista esoterica e i collegamenti con la Rosa Rossa vengono fatti addirittura dal commissario che si è occupato del caso, Michele Giuttari, nel suo libro "Il Mostro".


Un'altra analogia fu l'atteggiamento della stampa. In entrambi i casi i giornali si occuparono a fondo del caso, solo che, dopo un iniziale "tifo" per gli inquirenti, successivamente si è passati ad una fase distruttiva, denigratoria, con accuse di incapacità ecc.


Questo atteggiamento trova la sua causa in un fattore che ancora una volta è comune ad entrambe le vicende. Infatti i sospetti degli investigatori si accentrarono di volta in volta su personaggi sempre diversi, che poi inevitabilmente venivano scagionati.
Il che è logico, perché gli inquirenti partivano dall'errato presupposto che si trattasse di delitti seriali, di un maniaco. Ovviamente non potevano ipotizzare che si trattasse di un'organizzazione strutturata, efficiente, di rilievo addirittura internazionale, e che i delitti fossero compiuti da più persone contemporaneamente.
Quindi, nella logica semplicistica del serial killer unico, quando gli indizi portavano a qualcuno nuovo, questo escludeva che il precedente indiziato fosse coinvolto. A maggior ragione, se il sospettato era in carcere, il compimento di un altro delitto lo faceva immediatamente scagionare, come accade con Vincenzo Spalletti, che verrà incarcerato ma che verrà rilasciato quando gli assassini colpiranno ancora. Analoga sorte toccherà a Francesco Vinci.


E un'altra analogia sono gli incredibili depistaggi, gli inquinamenti delle indagini, e le protezioni ad altissimo livello di cui gli assassini godevano, tanto che è ormai chiaro che i mandanti dei delitti del Mostro non erano certo Narducci e Calamandrei, ma personaggi ai più alti livelli dello Stato.



D'altronde anche alcuni particolari più piccoli coincidono.

Gli assassini avvenivano tutti nel quartiere londinese di Whitechapel (cappella bianca); uno dei delitti del Mostro di Firenze avvenne in località Villa Bianca; del resto, la famosa villa di cui tanto si parlò e che venne messa sotto sequestro, era (ed è) una bellissima villa completamente bianca.


Le vittime hanno subìto gravi mutilazioni ma in entrambi i casi sui corpi non c'era segno di violenza sessuale. E in entrambi i casi le mutilazioni sono fatte da mani esperte (ecco perché in entrambi i casi si parlò di un chirurgo e si indagò nell'ambiente medico).


Sia al procuratore Silvia Della Monica, a Firenze, che agli investigatori di Londra, vennero inviate per posta delle parti di cadavere.


Insomma. Queste due vicende non solo sono state volute dalla stessa organizzazione esoterica, l'Ordine della Rosa Rossa e della Croce d'Oro, ma hanno seguito andamenti molto simili tra loro; uccisioni molto simili, stesse tappe, stesse vicende, stessi protagonisti, e stesse conclusioni, quasi come un remake, come un film già visto. Come se fosse stato seguito un copione preciso fin dall'inizio.

Un film che poi ha lo stesso finale, perchè nessuno ha mai capito chi è l'assassino. Il che è logico, perché gli assassini sono molti, e i mandanti si trovano ai più alti vertici dello Stato, il che rende impossibile capire la verità effettiva.

Un'ipotesi sul movente.
A vedere le cose da questa angolazione, però, salta agli occhi in modo evidente una incongruenza apparente.
Non quadra il fatto che questa organizzazione, ovvero l'Ordine della Rosa rossa e della Croce d'Oro, nata nell'ambito della Golden Dawn, ha il potere di mettere a tacere tutto ciò che la riguarda e allora non si spiega il motivo per cui questi delitti siano stati compiuti alla luce del sole, con grande eco di stampa.
Ricordiamo ad esempio che tempo fa il Tg disse che erano stati trovati i corpi di tre prostitute in sacchi della spazzatura, tagliati a pezzi. Alla notizia è stato dedicato qualche secondo, e il cronista ha appena solo accennato all'ipotesi di un serial killer, ma nessuno si è occupato della vicenda.
A Roma, negli anni '80, furono uccise dodici donne in due anni; delitti che, per le loro modalità, erano simili a quelli del Mostro (e anche dietro a questi c'era quasi sicuramente la Rosa Rossa), ma tutto è stato messo a tacere. Lo raccontiamo nell'articolo:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/09/dodici-donne-una-solo-assassino.html

In altre parole: quando su un omicidio rituale commesso dalla Rosa Rossa deva calare il silenzio (quindi quasi sempre, fatta eccezione per i soliti triti e ritriti delitti di Cogne, Erba, Meredith e Garlasco), il silenzio cala. Inesorabilmente. E senza che nessun giornalista se ne occupi davvero.

D'altronde nella mia breve esperienza in questi anni, sono venuto a conoscenza di stragi molto più efferate di quelle perpetrate a Londra e Firenze, e di cui nessun giornale o telegiornale si è mai occupato.
Allora viene spontaneo domandarsi come mai invece, per questi delitti, ci sia stata questa eco mediatica; e viene altrettanto spontaneo pensare che tale eco sia stata assolutamente voluta.
La domanda è perché? Perché l'organizzazione ha voluto dare la vicenda in pasto ai media?

Facciamo alcune considerazioni e poi traiamo le nostre conclusioni.

Salta agli occhi, a riflettere su questi delitti, che sono entrambi delitti della Rosa Rossa; ma soprattutto salta agli occhi la località.


Londra: luogo della nascita della Golden Dawn. La Rosa Rossa viene infatti fondata proprio nel 1887 da William Wynn Westcott (che era membro della Società Rosacrociana in Anglia), Samuel Liddell MacGregor Mathers e William Robert Woodman.

Firenze: luogo esoterico, che dette i natali a Dante, colui che dà ispirazione a molti dei delitti della Rosa Rossa, è che è considerato uno dei padri dei Rosacroce.

Ricapitolando... I delitti seriali di cui maggiormente si è parlato sono avvenuti proprio nelle città simbolo della Golden Dawn e dei Rosacroce, di cui la GD è una filiazione.
Non può essere un caso che su migliaia di città in Europa, i delitti di maggiore impatto su un intero continente, siano stati commessi proprio nelle città simbolo dell'organizzazione che li ha ideati ed eseguiti.
E a questo punto, il rilievo mediatico dato alla vicenda non può essere casuale, ma deve necessariamente essere voluto, come parte integrante del significato esoterico di questi delitti.
In realtà è probabilmente corretto affermare che le due città sono state scelte proprio perché sono fondamentali per la Golden Dawn.

A livello esoterico, infatti, uccidere le vittime serve ad accrescere l'energia di chi uccide, e dell'organizzazione.
Quando i delitti hanno rilievo mediatico e vengono riproposti in TV in tutte le salse, a livello esoterico si ha un'amplificazione del significato esoterico di essi.
In tal senso credo che abbia ragione Gabriella Carlizzi quando dice che questi delitti sono compiuti per marcare il territorio.


A pag. 135 del libro di Gabriella Carlizzi "Gli affari riservati del Mostro di Firenze", troviamo la spiegazione di alcuni delitti. Con riferimento al delitto della coppia francese Jean-Michel Kravechvili e Nadine Mauriot la Carlizzi sostiene che furono scelti due francesi per "fertilizzare" il territorio francese, ovverosia per rafforzare la potenza esoterica dell'organizzazione in territorio francese.


L'ipotesi è plausibile, in questo caso la stessa cosa vale per le due vittime tedesche Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch.

In altre parole queste due vicende, servivano a sacralizzare i territori di Londra e Firenze, consacrandoli alla Rosa Rossa, e accrescendo la forza dell'organizzazione per i suoi scopi a venire.

E per dispiegare gli effetti benefici di tali delitti non solo al territorio italiano, ma anche negli altri territori ove la Rosa Rossa è più potente, cioè la Germania e la Francia (ricordiamo poi che è proprio a Kassel, in Germania, che i Rosacroce fanno la prima apparizione pubblica; mentre la Francia è la nazione dove nasce l'Ordine Cabalistico della Rosacroce, fondata da Stanislav De Guaita e da Papus).
Tali delitti, dovevano essere pubblicizzati il più possibile, perché questo a livello esoterico accresce i benefici del "rito", in tutti i sensi.

Quindi la localizzazione territoriale di questi delitti, e la loro risonanza mediatica, erano senz'altro collegate all'importanza che questi due luoghi assumevano per l'intera organizzazione della Rosa Rossa.
Allora, dare eco mediatica a questi delitti significa indebolire le energie di chi ascolta il Tg o legge il giornale, e da questo indebolimento queste organizzazioni accrescono in realtà la loro forza.
Un po' come la domenica alcune televisioni mandano la Santa Messa, la Rosa Rossa ha spesso cura che il valore mediatico di certi eventi venga enfatizzato ad arte affinché a livello esoterico gli effetti di questi riti vengano diffusi sulla popolazione.

La stessa cosa vale per tutti i delitti a cui è dato ampia eco mediatica.

Ecco spiegate quindi le oltre 30 trasmissioni di Bruno Vespa sul caso Cogne, ad esempio.
Ed ecco il motivo per cui sul Mostro di Firenze le notizie, le ipotesi, le ricerche, gli scoop, ecc... ancora non sono sopiti.

Ricapitolando, quindi, i delitti del Mostro di Firenze e quelli di Jack lo Squartatore furono delitti rituali, che servivano per sacralizzare i territori di Londra e Firenze, mentre il clamore su giornali e TV, serviva ad amplificare gli effetti di tale rito, propagandone gli effetti esoterici anche alla cittadinanza.
Le uccisioni, e tutte le conseguenze successive, compreso quindi l'immenso clamore dei mass media, sono state in realtà pianificate e volute e facevano parte del piano, fin dall'inizio.

venerdì 23 ottobre 2009

IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA



Di Solange Manfredi





PREMESSA

Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie:

- violazioni costituzionali nell'esercizio della politica monetaria (http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 );

- attentato agli organi costituzionali
( http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html );

- La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/la-costituzione-inesistente-abbiamo.html );

- Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l'Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html )

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo.

Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell'assordante silenzio.

Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

E' la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l'Europa governata da una oligarchia.

Poiché il progetto subisce, nel 1992, un'importante accelerazione, è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

MAASTRICHT

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge n. 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.

Passano pochi giorni ed ecco un'altra data cruciale, il 07 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:

- viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero dal 1992la Banca D'Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;

- Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze, e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L'importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il D.M. n. 561, pone il segreto su:

- art. 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell'ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria….;

- d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;

- e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea

- Art. 3. a) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni …..sulla struttura e sull'andamento dei mercati finanziari e valutari….; ecc…).

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

Il 01 gennaio 2002 l'Italia ed altri paesi europei (non tutti) adottano come moneta l'euro. E' il crollo. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 04 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca D'Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d'Italia erano “riservate”) che l'istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell'art. 3 del suo statuto (In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell'INPS.

Da quando la Banca d'Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge n. 35/1992 Amato- Carli, cui, l'ex governatore della Banca d'Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca D'Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.

In altri termini con queste due leggi la Banca d'Italia è divenuta proprietà di banche private che decidono da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d'Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.

Possibile che il Ministro Carli, ex governatore della Banca d'Italia, non si sia accorto di tutto ciò? Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d'Italia.

Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d'Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca D'Italia:

- come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;

- come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca D'Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;

- come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

- come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;

- come, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.

- come la succitata previsione faccia si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;

- come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca D’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così' facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L'art. 1 che recita: “...La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati

L'art. 11 della Costituzione che recita: “L'Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’art. 11 della costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di altri Stati. Ma la BCE non è uno Stato, né organo di altri Stati.

Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.

Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo “violazioni costituzionali nell'esercizio della politica monetaria: http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 ).

La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici, che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d'Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli artt.

- 241 c.p: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato, è punito con l'ergastolo”.

- 283 c.p.: "Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni".

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE, anche esterno allo stato.

Il pericolo c'è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco, qualche mese.

Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d'Italia, nell'ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 n. 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli artt.241 (attentati contro l'indipendenza, l'integrità e l'unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica?

Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti, se si attenta alla costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato.

I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la costituzione senza più rischiare assolutamente nulla.

Certo, questa modifica priva la nostra Repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga. (per una disamina più approfondita dell'argomento rimando al mio articolo “Attentato agli organi costituzionali” http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html )

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16751/2006 della Cassazione a sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca D'Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge:”... al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto anche privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati.

E allora che fare?

Al cittadino resta un'ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell'art. 3 dello statuto della Banca d'Italia? Assolutamente no, a dicembre del 2006 anche l'art. 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d'Italia. Tutto in mano ai privati per statuto.

La sovranità monetaria è persa. Ma l'inganno è solo all'inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

LISBONA

I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi Lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

- evitare di far votare la popolazione;

- rendere il testo illeggibile

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla "Trattato".

Poi, per evitare che il cittadino si renda conto che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:

- l'ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;

- il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “I primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori;

- il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile...Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto, e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora, manca solo la ratifica dei vari stati.

Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l'08 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.

In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi (Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere (per una disamina più approfondita del Trattato rimando all'ottimo articolo di Paolo Barnard sul trattato di Lisbona: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139).

Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l'art. 1 e 11 della nostra costituzione.

L'art. 1 perchè, come detto, lo stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E' come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all'insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l'art. 11 perché, come abbiano visto: “L'Italia …. consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

Lo stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l'ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l'Inghilterra, che già non ha aderito all'euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l'ex primo ministro inglese Tony Blair.

La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla c.d. Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione.

In problema è che nessuno ha definito cosa si intenda per "azioni terroristiche".

Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all'Irak?

A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà, poi, essere coperta con il segreto di stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo: “Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l'Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html)

Ma il dato più allarmante è che, con il Trattato di Lisbona, viene reintrodotta la pena di morte.

Ovviamente tale dicitura non è presente nel testo del Trattato, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell'inganno).

Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell'Unione Europea, la quale dice "La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l'evasione di una persona regolarmente detenuta ; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un'insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).

La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l'Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia).

In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell'esercizio della politica monetaria a privati. Nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla costituzione. Nell'approfittare delle ferie estive per ratificare un trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc..) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce. Ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l'applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di stato.

lunedì 19 ottobre 2009

Cui prodest, il recente romanzo sulla Rosa Rossa. Alcune considerazioni.


Il Libro

Titolo: Cui prodest

Autore: Alessandro Bortolomeoli

Casa editrice: Aiep.


Per ordinarlo, questo è il sito della casa editrice.
http://www.aiepeditore.net/default.asp?cmd=getProd&cmdID=1344&idC=5&pType=-1&idA=6

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La trama.


I protagonisti del romanzo (che ovviamente reca il numero 13 della collana) sono diversi.


Abbiamo Silvio Amantini, un giornalista che ha una intuizione fondamentale: i delitti del Mostro di Firenze sono commessi da un'organizzazione che usa gli stessi simboli che troviamo nelle stragi rimaste impunite della nostra repubblica.


Sulle tracce di questa organizzazione il giornalista incapperà in una villa in Toscana, epicentro di questi delitti. La villa si chiama Villa ai Poggi ed è gestita da due donne (esattamente come nella realtà... solo che cambia, sia pur di poco, il vero nome).
Scriverà un articolo su questa villa che segnerà l'inizio della sua rovina professionale e che poi ne provocherà la morte. Lì per lì quell'articolo costituisce la sua tutela, ma nel lungo periodo sarà la causa della sua rovina.

Troviamo poi due preti, Padre Francois, e padre Joel, esperto di questa organizzazione. Finiranno entrambi uccisi per mano della Rosa Rossa.

Come morirà per mano della RR Saracini, il medico legale che analizza i corpi delle vittime del Mostro di Firenze, e il capitano dei carabinieri Gambini, uno dei pochi che aveva intuito il movente magico esoterico di certi delitti; il capitano prima verrà indagato e poi morirà per un classico malore.


E infine il commissario Moreni, che non muore, ma verrà incastrato per un omicidio che non ha commesso, e scoprirà con dolore che i suoi colleghi sono direttamente coinvolti nell'organizzazione.

Poi c'è Alex, la cui vita fin da piccolo, senza saperlo, era stata influenzata da questa organizzazione e sarà suo il compito di portarne alla luce i meccanismi ed i segreti.

Alex è l'unico personaggio che rimane in vita, di tutti i protagonisti che si occupano della setta.


Alex ha una madre un po' svagata ma che gli vuole bene, e da piccolo va scuola dalle suore. E' durante l'infanzia che senza saperlo ha i primi contatti con la RR, in concomitanza degli omicidi del Mostro di Firenze, che lui avverte a livello energetico.

Ma non esiste un lieto fine. E il finale è in realtà aperto, nel senso che si può intuire che la vita di Alex sarà comunque una vita destinata a non essere felice. Anzi, pare addirittura di intuire che farà una brutta fine, perché l'ultima frase, con cui si chiude il libro, è una voce che sussurra il suo nome mentre lui sta scrivendo un articolo, alle tre di notte.
"Erano le tre di notte quando una voce, nel buio... sussurrò il suo nome".
Il romanzo si chiude così, con uno di quei finali che ho sempre odiato fin da piccolo, perché non li capivo mai.
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Secondo il romanzo la sede principale della Rosa Rossa sarebbe a Rennes Le Chateau e il loro motto sarebbe "Et in arcadia ego".

L'organizzazione, che è ramificata in tutto il mondo, aspetta "colui che deve tornare" e vuole il dominio assoluto sul mondo. Dominio che consegue in vari modi, tra cui le stragi, che sono in realtà dei veri e propri sacrifici umani di massa da cui la RR trae il suo nutrimento per accrescere la sua potenza.

Chiunque si avvicina alla RR muore, senza scampo. Anche perché i suoi adepti sono dotati di poteri psichici paranormali che permettono loro di uccidere a distanza.


La Rosa Rossa è l'organizzazione più potente e crudele che esiste al mondo, e annovera tra le sue fila capi di stato, politici, magistrati, ecc. per questo motivo risalire ai mandanti delle stragi e dei crimini più efferati è praticamente impossibile (pag. 222).

Molti i riferimenti, ovviamente, alle vicende che hanno coinvolto noi, la Carlizzi, e in passato persone come Cosco, e altri.

In un punto, ad esempio si fa riferimento agli "Affari riservati", che secondo me sono un chiaro riferimento alla Carlizzi (pag. 239).


In un altro (pag. 92) si fa riferimento a una notizia che già aveva riportato la Carlizzi nel suo testo; cioè che i cerchi ritrovati sui luoghi del delitto, quando sono chiusi rappresentano la coppia, aperti rappresentano la coppia individuata da eliminare.


Mentre la storia dell'articolo mi ricorda molto la vicenda che ha coinvolto me personalmente tempo fa, quando le proprietarie mi contattarono per essere difese, e Fabio Piselli andò a lavorare come cameriere proprio lì, su mia proposta.

C'è la storia del pittore francese (che nel romanzo si chiama Alain Raphael) che lascia la Villa ai Poggi all'improvviso, e molti altri riferimenti che i lettori di questo sito, di Disinformazione e della Giusta Informazione potranno probabilmente cogliere.



Alcune stranezze. E alcune domande


Per ogni delitto oltre alla numerologia che conosciamo, 11 e 22, compare la scritta W Angelina, e qui la mente corre alla moglie di Pacciani che si chiamava, appunto, con questo nome.


Il libro, come ho detto, è chiaramente riferito alle cose che scriviamo da tempo sul nostro blog e che, da ancora prima, pubblicava Disinformazione e La giusta informazione.

Non sono riuscito a capire quanto alcune coincidenze siano riferite volutamente a questo blog o siano un caso.

Non sono riuscito neanche a capire quanto il libro faccia riferimento ad altre persone attualmente che sono coinvolte a vario titolo con le vicende della Rosa Rossa e quanto la cosa sia voluta o casuale.

Certamente ritrovo una miscellanea di tutto ciò che ho vissuto fino ad oggi, dall'articolo sulla villa e la vicenda Franceschetti - Piselli - Villa del mistero, ad altri riferimenti minori; ritrovo anche particolari secondari, come la presenza di persone misteriose che ogni tanto vengono a dare consigli (come ad esempio mi capitò in una libreria di Roma, dove uno sconosciuto mi consigliò di acquistare "La magia della Golden Dawn", quando ancora non sapevo neanche che l'organizzazione si chiamava così).

Quello che mi pare chiaro è che il libro nasconda un messaggio diretto a qualcuno.


Il libro dice una cosa che secondo me è vera. Alex ha la sensazione che la sua vita sia guidata dall'esterno, e che l'organizzazione abbia il potere di influenzare le vicende della sua vita, come del resto influenza quelle di milioni di persone.


"L'idea che qualcuno avesse sempre controllato le loro vite per congiungerle tutte insieme era pazzesca, ma Joel non riusciva a trovare altra spiegazione" c'è scritto.

E' una sensazione che ho spesso anche io, che mi pongo spesso la stessa domanda del libro. Cui prodest tutto questo? Chi ci ha fatti arrivare fin qui? Perché?


D'altronde, mi chiedo spesso chi è veramente libero e chi lo è stato, in questo mondo.

Non so se avrò mai una risposta. Come non so se avrò una risposta a molte delle domande che da qualche anno quotidianamente mi faccio.

Per ora, mi limito a pormi una domanda più semplice a cui ancora non ho dato risposta. Cui prodest questo libro? A chi è diretto? E che messaggio, o messaggi, cela?



Nel video: Vecchioni: Lamento di un cavaliere dell'ordine di Rosacroce

Qui le parole d'amore sono luoghi lontani

le pistole puntate

sono sempre meno giochi di bambini.

Morire per farvi bello

il mondo non se ne parla più

le idee

suicidi ad assassini

non le contate più.

Bolzano referendum 25 ottobre

Su richiesta dei sostenitori e promotori del referendum sulla democrazia diretta di Bolzano pubblichiamo le notizie che riguardano il referendum che si terrà il 25 ottobre nella città di Bolzano.
Il boicottaggio continua Venerdì 02 Ottobre 2009 14:53
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Questo referendum sta diventando una cartina di tornasole per scoprire tutti quei personaggi della nostra politica, comunale e provinciale, che non gradiscono la partecipaizone dei cittadini alle decisioni della politica. Dopo le prodezze dei vertici SVP, adesso si tratta dell'assessore ai lavori pubblici che ha competenze anche su anagrafe e ufficio elettorale del Comune di Bolzano, Sandro Repetto, cui compete di definire il numero di spazi elettorali messi a disposizione a Bolzano per la campagna elettorale. Alle organizazioni promotrici dei referendum nei giorni scorsi è arrivata comunicazione degli spazi per le affissioni elettorali. In tutta la città di Bolzano gli spazi assegnati in prima istanza sono 11 per la campagna diretta e altrettanti per la campagna indiretta! Soltanto 22 spazi per una città di oltre 100.000 abitanti! Ma la legge cosa dice? Semplice, la legge dice che il numero degli spazi deve essere commisurato al numero degli abitanti, ma non specifica secondo quale dato ufficiale. Così accade che l'ufficio elettorale del Comune di Bolzano, non utilizzi gi ultimi dati disponibili rilevati dall'ufficio anagrafico nel mese d giugno 2009. Peggio, non utilizza nemmeno i dati ufficiali ISTAT/ASTAT del 31/12/2008. No. I dati ufficiali utilizzati sono quelli del CENSIMENTO DEL 2001!!! Così in base alle disposizioni di legge, con meno di 100.000 residenti nel 2001, alla città di Bolzano spetterebbe avere da 20 a 50 spazi. Ad oggi la popololazione conta ben oltre le 100.000 presenze, il che farebbe presupporre un numero di spazi che si avvicini al limite massimo, cioè i 50 spazi. E qual'è la decisione della Giunta, raggiunta dopo lunghe trattative? 34 spazi risicati, da 11 a 17 per tipo! Ma se ci spositamo di qualche decina di chilometri, a Merano che allo stesso censimento aveva 1/3 degli abitanti di Bolzano, gli spazi disponibili sono 20... L'unica cosa che se ne può dedurre è che all'assessore in questione, proprio non piace che i cittadini possano esprimere il proprio parere, perciò, diversamente da quanto accade durante le elezioni politiche, quando gli spazi erano ben distribuiti in tutta la città, attua la legge "al ribasso" e non permette alla popolazione di essere adeguatamente informata!
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Di seguito il comunicato stampa dell'associazione Iniziativa per più democrazia sulla questione degli spazi.
Lettera aperta alSindaco di Bolzano Luigi Spagnolli e all’assessore comunale ai lavori pubblici Sandro Repetto
p.c. al presidente del Consiglio comunale Rudi Benediktere
al Commissario del Governo
e alle redazioni degli organi di informazione
Bolzano, 1 ottobre 2009
Protestiamo contro la discriminazione nella pubblicità referendaria
L’ufficio elettorale del Comune di Bolzano ci ha comunicato, su nostra domanda, che per il referendum propositivo provinciale del 25 ottobre saranno approntati solo il minimo degli spazi per l’affissione di manifesti referendari previsti dalla legge. Il Comune di Bolzano ha motivato questa decisione facendo riferimento ai dati del censimento del 2001, in cui il Comune di Bolzano contava una popolazione inferiore a 100.000 abitanti. Stando a questo numero di abitanti la legge prevede un minimo di 20 spazi elettorali per l’affissione di manifesti. Per contro, siamo dell’avviso che questa interpretazione della legge sia del tutto fuorviante, perché1.non è accettabile applicare come criterio il numero di abitanti del censimento del 2001, dal momento che il numero di abitanti ufficiale di Bolzano del 31.12.2008 secondo ASTAT/ISTAT ammonta a 101.919 persone. Bolzano perciò, ai sensi della Legge del 4 aprile 1956 n. 212, art.2, rientra nella categoria delle città fra 100.000 e 500.000 abitanti e per legge è obbligata ad approntare un numero minimo di 50 spazi (con un massimo 100 spazi) per l’affissione di manifesti referendari.2.giacché il Comune crede di dover ricorrere a motivazioni prettamente giuridiche per minimizzare la possibilità dei cittadini di informarsi, applicando il numero di abitanti del censimento del 2001 anziché quello attuale, comunque la Giunta comunale, potendo arbitrariamente decidere tra un massimo e un minimo, avrebbe dovuto approntare il massimo possibile di 50 spazi per manifesti invece del minimo di 20, considerato che nel frattempo il numero di abitanti ha di fatto superato i 100.000.Non riusciamo a capire perché in occasione delle ultime elezioni (elezioni provinciali, elezioni europee) sono stati allestiti almeno 50 spazi di affissione, quindi di gran lunga più spazi che nel presente momento, in vista del primo referendum provinciale. Perché la Giunta comunale non ha applicato gli stessi criteri anche per l’imminente referendum popolare? Evidentemente ci sono due pesi e due misure nelle relative decisione del Comune di Bolzano. Probabilmente quando si tratta di pubblicizzare i partiti in prospettiva di elezioni, i politici comunali sono molto più generosi generosi; se si tratta di applicare il diritto dei cittadini di partecipazione alla politica non solo la generosità, ma la stessa correttezza sembra venir a mancare. Non siamo disposti ad accettare questo atteggiamento e modo di procedere, e quindi chiediamo che il Comune metta a disposizione immediatamente lo stesso numero di spazi di affissione già approntati in occasione delle ultime elezioni, e che in aggiunta agli spazi di affissione già disponibili le unità mancanti siano approntate nelle zone più frequentate della città.
Con distinti saluti
Stephan Lausch Otto von Aufschnaiter Dipl. Ing. FH
Primo firmatario della proposta di legge sulla Presidente dell’Iniziativa per più democrazia democrazia diretta
http://www.dirdemdi.org/neu/it

I quesiti da sottoporre agli elettori sono i seguenti:
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Referendum propositivo presentato in data 22 agosto 2006, n. prot. 5392:"Edilizia abitativa agevolata - Precedenza della popolazione locale.
Reintroduzione dell'obbligo di residenza quinquennale per poter chiedere il sussidio casa dell'Istituto per l'edilizia sociale ed aumento della durata dell'obbligo di residenza per l'assegnazione di appartamenti d'affitto dell'Istituto per l'edilizia socialeModifica della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13, Ordinamento dell'edilizia abitativa agevolata"
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Referendum propositivo presentato in data 22 agosto 2006, n. prot. 5393:"Fermiamo la svendita del nostro territorio - Modifica della legge urbanistica provinciale - Disciplina delle residenze di tempo libero"
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Referendum propositivo presentato in data 22 agosto 2006, n. prot. 5396:"Proposta di legge provinciale: Il referendum propositivo, abrogativo, consultivo o confermativo, l'iniziativa popolare, referendum sulle grande opere"
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Referendum propositivo presentato in data 20 dicembre 2006, n. prot. 10335:"Disegno di legge provinciale sulla democrazia diretta - poteri di indirizzo, potere consultivo, poteri deliberativi"
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Referendum propositivo presentato in data 20 dicembre 2006, n. prot. 10375:"Legge provinciale per la riduzione del traffico aereo"
Per leggere i quesiti andate qui
Per il quesito sulla democrazia diretta cliccate su allegato D

giovedì 15 ottobre 2009

Cui prodest. Il primo romanzo sulla Rosa rossa.


E se questo non fosse solo un romanzo ma la realtà...la domanda che ci dovremmo porre sarà inevitabilmente... Cui Prodest?
Strategia della tensione, delitti del mostro di Firenze e Rennes le Chateau ruotano attorno al personaggio di questo romanzo: Alex, giovane scrittore costretto dal destino a dover smascherare e affrontare il male che accomuna questi eventi, distinti ma collegati tra loro da una “cupola diabolica” denominata Rosa Rossa. Il detto latino Cui Prodest (a chi giova?) è la domanda fondamentale del libro. Dopo anni di ricerche Alex si troverà costretto ad affrontare una realtà sconvolgente, al limite della comprensione umana. Una setta millenaria guida la storia e lo fa attraverso un libro rinvenuto in Francia sud occidentale. È un libro diabolico, scritto da una mano non umana, ma che si serve degli uomini per arrivare allo scopo finale: sacrificare vite umane e richiamare così la protezione degli inferi per costruire un nuovo ordine sociale e politico. Partendo da fatti realomente accaduti le analogie tra il terrorismo e i delitti seriali sembrano ricondurre a un’unica mano omicida.
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Autore
Alessandro Bortolomeoli si occupa da anni di Rennes le Chateau, piccolo paese situato ai piedi dei Pirenei nella Francia Sud Occidentale. Ha inoltre colaborato con l’artista Alain Feral (nipote di Jean Cocteau) e con Gianni Golfera massimo esperto al mondo sulla funzionalità e sviluppo della memeoria. Questo è il suo primo romanzo.
Per ordinarlo, questo è il sito della casa editrice.

sabato 10 ottobre 2009

Il Lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani





Di Solange Manfredi



La polemica che da mesi imperversa sui media circa il Lodo Alfano non è altro che un “falso bersaglio”.

Con la sentenza n. 106/2009 la Corte Costituzionale non ha ritenuto illegittimo porre il segreto di stato su azioni che violano i diritti umani, e noi ci preoccupiamo del Lodo Alfano?
(per la disamina dei problemi giuridici sottesi alla sentenza rinviamo all’ottimo articolo del dott. Giovanni Salvi, pubblicato sul sito associazione dei costituzionalisti, e rintracciabile al seguente indirizzo http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/dottrina/garanzie/Salvi-Segreto.pdf)

Ecco la perfetta riuscita di un falso bersaglio, far credere ai cittadini che i loro diritti costituzionali sono difesi quando in realtà, senza neanche accorgersene, hanno perso il diritto alla tutela dei diritti umani.

Ecco come.


Il 17 febbraio 2003 Abu Omar viene sequestrato da uomini del Sismi e della Cia, trasferito nella base militare di Aviano e qui imbarcato su un volo diretto in Egitto, dove per mesi viene torturato in una prigione del Cairo.

La Procura di Milano apre un'indagine e, nonostante i depistaggi operati e le false informative inviate da Sismi e Cia che indicavano allontanamento volontario di Abu Omar, scopre la verità e chiede di poter ottenere i documenti in possesso del Governo inerenti al sequestro di Abu Omar, ma le viene opposto il segreto di Stato.

La Procura non si dà per vinta, prosegue le indagini, riesce ad ottenere prove del sequestro facendo a meno dei documenti coperti dal segreto di Stato, e rinvia a giudizio agenti del Sismi e della Cia.

A questo punto il Governo pone, su altri documenti (precedentemente non secretati) e allegati alla richiesta di rinvio a giudizio, il segreto di Stato.

Un segreto di stato tardivo dunque, a cui l’Esecutivo fa anche seguire la richiesta di invalidare tutte le indagini a quegli atti collegate.

Viene investita, per questo conflitto tra la procura di Milano e il Governo, la Corte Costituzionale.

Tralasciamo di entrare nel dettaglio della decisione della Corte, seppur questa presenti sotto l'aspetto giuridico profili molto dubbi, e concentriamoci sul problema principale:

La Corte non ha rinvenuto (ed avrebbe potuto ma, sopratutto, DOVUTO farlo d'ufficio) l'illegittimità costituzionale di opporre il segreto di stato su un sequestro di persona finalizzato a sottoporre un uomo a TORTURA, azione che viola i diritti umani, diritti alla base di ogni ordinamento democratico.

E questo nonostante:

- diverse risoluzioni del Parlamento europeo abbiano affermato l'illiceità delle c.d. “consegne straordinarie” (ovvero quanto successo ad Abu Omar);

- La risoluzione 1507/2007 abbia stabilito che non è possibile utilizzare il segreto di stato per impedire gli accertamenti giudiziari o parlamentari su questo tipo di violazioni dei diritti umani;

- la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo abbia ribadito che “l’articolo 3, che proibisce in termini assoluti la tortura o le pene o trattamenti inumani e degradanti, sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Non prevede limitazioni, e... non subisce alcuna deroga ... anche in caso di un pericolo pubblico che minacci la vita della nazione” (sentenza n. 12584/08)

In altri termini le Corti internazionali hanno detto:

- Gli uomini dei servizi segreti che hanno operato nelle c.d. “consegne straordinarie” sono dei criminali;

- Il sequestro e la tortura di un uomo non possono essere giustificati neanche in caso di pericolo che minacci la nazione, perché il rispetto dei diritti umani è il discrimine tra le società democratiche e le forme dittatoriali;

- I governi non possono utilizzare il segreto di stato per impedire alla magistratura di perseguire penalmente gli autori di questo tipo di reati;


Chiaro no?

E la nostra Corte Costituzionale che fa? Non solo non dichiara incostituzionale il segreto di stato posto dal nostro Governo, ma addirittura lo amplia confermando la validità anche del segreto di stato posto tardivamente.

E noi esultiamo per la bocciatura del Lodo Alfano, affermando che il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è salvo?

Noi abbiamo perso molto di più, abbiamo perso, anche per la Corte Costituzionale, il diritto al rispetto e alla tutela dei diritti umani, diritti che sono il fondamento di qualsiasi ordinamento democratico.

E se i diritti umani sono il fondamento di qualsiasi ordinamento democratico allora, oggi, l’art. 1 della nostra costituzione deve essere letto in maniera totalmente differente, non:

L'Italia e' una Repubblica democratica….

Ma

L’Italia era una Repubblica democratica….








venerdì 9 ottobre 2009

Il falso problema del Lodo Alfano


Paolo Franceschetti

In questi giorni i giornali sono stati presi dalla polemica sul Lodo Alfano e sullo scudo fiscale.
Voglio spiegare in queste righe perché questi sono falsi problemi, che servono, tanto per cambiare, per sviare la cittadinanza dai veri problemi e prendere in giro tutti, mirando a ben altro.

Lodo alfano. Non c’è dubbio che la legge sia incostituzionale. Ma il vero scopo della legge NON è salvare il premier dai processi, e rendere intoccabili i potenti di turno.

Proviamo a ragionare e a fare queste riflessioni.

Prima domanda. Pensiamo veramente che Berlusconi possa essere o non essere processato solo perché esiste il Lodo Alfano? In altre parole: per processare Berlusconi è necessaria una legge così?
Risposta: No. Questa legge è del tutto inutile. Berlusconi ha subito una marea di processi, alcuni si sono risolti con la prescrizione, altri sono stati insabbiati e mai cominciati… inoltre la maggior parte dei reati commessi da Berlusconi non ha bisogno di una legge ad hoc perché vadano impuniti, perché c’è il nostro assurdo (e incostituzionale) regime della prescrizione che provvederebbe a fare il suo lavoro, facendo finire tutto a tarallucci e vino.
Un’altra caratteristica del nostro assurdo sistema giuridico e politico, poi, è quello di non reagire minimamente a fatti gravissimi; ad esempio nonostante dell’Utri sia stato condannato ad otto anni per associazione mafiosa, fatto eccezionale in Italia, nulla è cambiato nella considerazione che il senatore ha agli occhi degli Italiani, e nel 2008 è stato addirittura rieletto; siede quindi in parlamento e legifera, magari, anche in tema di mafia o di poteri della magistratura.
Ora, pensare che Berlusconi si senta più protetto solo perchè esiste una legge che dice che non può essere processato, è una cosa completamente fuori dalla realtà.

Seconda domanda. Ammesso e non concesso che esista da qualche parte qualche giudice serio che voglia processare Berlusconi, pensiamo davvero che il modo corretto di fermarlo sia per mezzo di una legge come il Lodo Alfano?
Risposta. No. Cerchiamo di essere realisti. Oggi i magistrati che vogliono indagare muoiono per infarto, per incidente, oppure vengono trasferiti. Basta vedere quello che è successo a De Magistris e alla Forleo.
Per fermare un magistrato è sufficiente che questo subisca minacce e intimidazioni; ad esempio gli si fa morire i genitori in un incidente stradale come è capitato alla Forleo; dopodiché il malcapitato verrà chiamato da Santoro e Travaglio in trasmissione a dire che i poteri occulti ce l’hanno con lui e voilà… un bel trasferimento da parte del CSM non glielo toglierà nessuno, perché si sa, i bravi magistrati devono lavorare in silenzio e quelli sono cattivi magistrati.

Terza domanda. Berlusconi è una persona intelligente. Tante cose gli mancano per essere un buon politico, ma certo non la caratteristica di non sapere come blandire le masse. Pensiamo forse che non sappia che la polemica sul Lodo Alfano serve a far calare ancora la sua popolarità? Per diventare ancora più popolare basterebbe che dica “non ho paura di essere processato, non ho nulla da nascondere”.
Berlusconi sa, molto probabilmente, che una dichiarazione di questo tipo farebbe salire la stima che gli italiani hanno di lui senza correre alcun rischio reale di subire processi.
Eventualmente, se poi qualcuno si decidesse a processarlo, si potrebbe sempre fare un ritocchino alla legge; è successo molte volte, ad esempio con il reato di attentato agli organi costituzionali (approvato in fretta e furia insieme ad altre norme, nelle more del processo ad alcuni alti gradi dell’esercito coinvolti nella vicenda Ustica), oppure con la cosiddetta “salva-Previti”, ecc…

Quarta domanda. Giuristi e giornalisti spesso conoscono la legge. Sanno che ci sono molte leggi, molto più gravi, che nuocciono alla nostra democrazia. La norma in materia di prescrizione, quella in materia di falso in bilancio, quella che ha di fatto depenalizzato il reato di attentato alla Costituzione, la legge sulle intercettazioni, per non parlare dell’indegna legge elettorale, quella che non consente agli elettori di scegliere i suoi rappresentanti. E allora la domanda è: come mai tutti li, a parlare del Lodo Alfano, ben sapendo che in una vera democrazia una legge come quella sul Lodo Alfano non conta nulla, rispetto allo scempio che hanno fatto della Costituzione in questi anni destra e sinistra?
Il Lodo Alfano è un moscerino, rispetto alla balena rappresentata dal Trattato di Lisbona e all’elefante rappresentato dalla legge elettorale, dalla legge sulla prescrizione ecc...
Allora forse la polemica sul Lodo Alfano nasconde altro. Vediamo cosa.

La polemica sul Lodo Alfano nasconde in realtà un dialogo tra quella parte della massoneria che vuole affossare Berlusconi, e che da tempo gli ha mandato diversi segnali negativi, anche a mezzo della moglie. In pratica si tratta di un segnale dei poteri forti su una prossima caduta di Berlusconi.
E il premier, e coloro che lo difendono, quando dichiarano le loro posizioni, stanno solo dialogando con la controparte.

La leggi, spesso, non sono fatte per una reale volontà di cambiare la legge, né sono fatte per dare all’Italia un diritto più equo. Le leggi nascondono in realtà dei segnali alla controparte, dei veri e propri messaggi in codice.
La modifica del reato di attentato agli organi costituzionali, di cui abbiamo parlato in questo blog, ad esempio, non serviva certamente per evitare che un magistrato potesse indagare su eventuali complotti ai danni dello Stato; i complotti ci sono stati per decenni, in barba alla legge che prevedeva l’ergastolo, e tutti coloro che sono arrivati alla verità sono saltati in aria, Falcone e Borsellino, Occorsio, Alessandrini…
Non occorreva una legge per difendere coloro che in segreto tramano per destabilizzare il paese.

La polemica sul lodo Alfano, quindi, serve da una parte a far credere ai più ingenui che ci sia ancora un residuo di democrazia in Italia.
Ma in realtà è un messaggio forte e chiaro a Berlusconi e significa: il tuo tempo sta per finire, e cadrai per uno scandalo giudiziario.

Ai politici e ai giuristi, del Lodo Alfano, non interessa nulla. Loro sanno benissimo in che stato è la nostra democrazia.

lunedì 5 ottobre 2009

03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?


Di Solange Manfredi















Il 03 ottobre 2009 il Presidente Napolitano, prima di firmare il decreto legge 103/2009 (lo scudo fiscale), ad un cittadino che gli ha urlato: “Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste”, ha risposto: “Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente".

Davanti a questa affermazione del Presidente Napolitano ho sobbalzato come cittadina, prima ancora che come giurista. Ritengo l'affermazione del Presidente delle Repubblica italiana di una gravità assoluta, nonchè foriera di gravi rischi per l’esistenza stessa della democrazia.

Mi spiego.

Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.

Cosa significa questo?

Significa che il Presidente della Repubblica ha l'importantissimo compito di controllo preventivo di costituzionalità sulle funzioni legislative e di governo.

Come esercita il Capo dello Stato questa funzione di controllo? Emanando le leggi.

Il Costituente ha previsto che sia compito del Presidente della Repubblica promulgare le leggi, emanare i decreti ed i regolamenti proprio per permettergli di svolgere questa funzione di controllo. Infatti il parlamento vota una legge (decreto o regolamento), questa giunge sul tavolo del Capo dello Stato che, con la sua firma, ne garantisce la conformità ai principi costituzionali.

Se il presidente ha dei dubbi, e ritiene che la legge presenti profili di incostituzionalità, può, e deve, non firmare, ovvero può, e deve, porre un veto sospensivo sulle legge e, con messaggio motivato, rinviare alle Camere la legge chiedendo una nuova votazione (Art. 74 Cost. “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può' con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione)

E' possibile che le Camere non tengano conto delle indicazioni del Capo dello Stato e approvino nuovamente lo stesso testo (difficilmente capita, normalmente le Camere tengono in considerazione le indicazioni del Capo dello Stato). In questo caso il Capo dello Stato deve firmare e promulgare la legge (Art. 74 Cost. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata)[1].

Tale previsione ha un suo perché. Infatti il Costituente, ben consapevole dell'importanza della costituzione, e volendo tutelarla da tutti i possibili abusi, ha predisposto una doppia garanzia: da un lato quella del Capo dello Stato su possibili abusi della maggioranza (con il veto sospensivo); dall'altra da possibili abusi proprio del Capo dello Stato che, abusando del suo diritto di veto, potrebbe rifiutarsi di mettere la firma sulle leggi votate dalle camere così bloccando all’infinito il Legislatore.

Ma tutto ciò non significa che la funzione preventiva di controllo di costituzionalità del Capo dello Stato non sia importante, anzi è fondamentale e, sopratutto, non può essere sostituita dal solo controllo successivo della Corte Costituzionale.

Infatti, se è vero che le decisioni di rispondenza delle leggi alla Costituzione competono alla Corte Costituzionale, è anche vero che il potere di valutazione preventiva dato al Capo dello Stato, ove non esercitato, può portare a violazioni costituzionali irreparabili. Mi spiego.

Il capo dello stato ha la funzione di garante della costituzione (funzione di controllo preventiva).

La corte costituzionale ha la funzione di custode della costituzione (funzione di controllo successiva).

Il rispetto della carta costituzionale può avvenire solo se entrambe le funzioni vengono svolte correttamente.

Per comprendere meglio questo concetto analizziamo il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) appena firmato da Napolitano. (Per una disamina più approfondita della problematica rinviamo all’articolo apparso sul blog Uguale per tutti http://toghe.blogspot.com/2009/10/lo-scudo-fiscale-tra-amnistia.html)

L'effetto “salvifico” dello scudo, che prevede la non punibilità di alcuni reati se collegati alla illecita esportazione di capitali all’estero, si applicherà solo ai soggetti che al 05 agosto 2009 non avevano ancora un procedimento penale pendente, ovvero gli evasori non ancora scoperti.

Ecco il problema costituzionale, nello specifico la violazione dell’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”)

Perché? Perché l’applicazione di questo “beneficio” non viene ancorata ad una condotta del soggetto, ma ad un fattore esterno (ovvero se la Guardia di Finanza ti ha scoperto oppure no).

Ciò ha come conseguenza che tra due persone che hanno tenuto la stessa condotta, che hanno commesso lo stesso reato, una verrà condannata e l'altra no. Non vi pare violi leggermente l'art. 3 della Costituzione?.

Ma c'è di più. Ed è qui che appare assolutamente chiaro come una tutela efficace dei diritti costituzionali possa avvenire solo se entrambe le funzioni di controllo della costituzione (preventiva del Capo dello Stato e successiva della corte costituzionale) vengono svolte.

Anche se un domani la corte costituzionale giudicherà il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) incostituzionale, non sarà comunque possibile porre rimedio alla violazione dell’art. 3 della Costituzione. Infatti per il principio del “favor rei” presente nel nostro ordinamento (che stabilisce che all'imputato si applica la legge più favorevole con la conseguenza, quindi, che non potrà subire gli effetti negativi della sentenza che pronuncia l’incostituzionalità di una legge), tutti coloro che avranno evaso e si saranno “protetti” con lo scudo fiscale successivamente dichiarato incostituzionale, non saranno comunque perseguibili, sancendo così definitivamente la violazione dell'art. 3 della nostra Costituzione.

Ma questo rischio era ben presente nel nostro costituente (abbiamo una delle migliori costituzioni del mondo), ed è per questo che ha predisposto due fasi di controllo alla nostra costituzione, perché il solo controllo successivo della corte costituzionale, in alcuni casi, non potrà che essere tardivo per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti, come abbiamo appena visto.

In altri termini, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare a questa sua importantissima funzione preventiva di garante della costituzione, non solo la sua figura si riduce a quella di un passacarte ma, così facendo, salta la nostra costituzione.


La nostra costituzione è un sistema di regole /funzioni integrato teso alla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini (che poi è quello che ci permette di essere una democrazia). Se una funzione non viene esercitata il sistema salta, saltano le efficaci garanzie sui possibili abusi ai nostri diritti fondamentali, salta il sistema democratico alla base della nostra repubblica.


Ecco perché è tanto grave la dichiarazione del presidente Napolitano che afferma: “Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente".

Significa eccome. E’ fondamentale! E’ la differenza tra “tutelare” e “non tutelare” efficacemente un diritto costituzionale!

Il Capo dello Stato non può rinunciare a priori ad esercitare la sua funzione di garante dicendo “tanto è lo stesso, il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge”. Innanzitutto come fa a saperlo? Ma, sopratutto, anche qualora avesse questa consapevolezza, questa può essere sufficiente per indurlo a non esercitare la sua funzione? NO!

Ma se il Capo dello Stato è arrivato a dire questo la domanda da porsi è:

Cosa intendeva dire veramente il Presidente Napolitano con quella frase?

E' credibile che non sappia cosa comporta la carica che ha assunto?

E' credibile che non conosca l’importanza della sua funzione, e le possibili ed irreparabili conseguenze se questa non viene esercitata?

Se non pare credibile tutto ciò, cosa ha voluto dire esattamente il Presidente della Repubblica con quella frase?

Ma, sopratutto, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare la sua funzione di garante della Costituzione, la nostra si può chiamare ancora democrazia?

In altri termini: siamo ancora in una Repubblica oppure, probabilmente, siamo in un momento cui non vi è più controllo agli abusi di una maggioranza perché chi demandato a questo compito vi ha rinunciato a priori dichiarandolo pubblicamente? E se è così, l’affermazione di Napolitano può significare che, in realtà, è già stato attuato e portato a termine una sorta di golpe bianco?

Spero vivamente di no.

[1] In realtà, nei casi più gravi, si ritiene che, se la legge che gli viene chiesto di firmare è anti-costituzionale, ovvero apparisse gravemente ed irrimediabilmente lesiva delle competenze costituzionali di un altro potere, il Capo dello Stato potrebbe ancora rifiutarsi di firmare, proprio in forza della sua primaria funzione di garante della costituzione e dell'equilibrio tra poteri. Certo, a fronte di un atto così' "forte" probabilmente si assisterebbe ad uno scontro durissimo in cui il Governo potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale

sabato 3 ottobre 2009

Collaboratore di Luogocomune scompare misteriosamente in mare il 29 agosto


Nicoletta Forcheri dal sito: cose nostre a casa nostra

http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/09/franco-caddeo-una-scomparsa-sospetta.html


Franco Caddeo, ricercatore della verità ed esperto in scie chimiche, noto ai lettori di luogocomune, di comedonchisciotte, e di altri siti d’informazione, è disperso in mare dal 29 agosto scorso.
Egli ha preso il canotto per andare a pescare, nella sua amata Sardegna, e non è piu tornato. E’ stato ritrovato il canotto con il motore acceso, lui è sparito con tutte le sue cose, tranne gli occhiali da sole e la crema solare.
Si può dire che è scomparso nella più pura tradizione massonica, senza lasciare traccia, svanito nel nulla, in una scomparsa così sospetta da fare pensare alle modalità dei rapimenti UFO. I quali si stanno dando molto da fare ultimamente (cfr.http://www.affaritaliani.it/cronache/estate-ufo-inchiesta40909.html) da far pensare alla preparazione del maggiore false flags della storia dell’umanità, mentre i soliti (ig)noti ci scippano il mondo. Sempre che la loro presenza in Terra non sia vera.
Scomparse, per incidente, rapimento “alieno”, cancro, infarto o finto suicido, che si ripetono sempre - guarda caso - in concomitanza della necessità di abbassare del tutto i riflettori su foschi disegni criminali di controllo totale del mondo. E le scie chimiche, i connotati di quel disegno, ce li hanno tutti. Come diceva qualcuno, per rendere invisibile ai più qualcosa, il migliore modo è mettercelo sotto il naso. Solo i più sensibili, gli animi fanciulleschi, riusciranno a vedere. E Franco Caddeo era uno di loro. E così come a volte “spariscono” i grossi criminali in colletto bianco al momento della dovuta gogna mediatica, che stranamente puntualmente viene soffocata dal fragore mediatico premeditato su inezie (cfr. Jean Paul Juguet della Total, arrestato contumace), così anche le sue tracce su internet si stanno affievolendo, si fanno scarse, rare, saltuarie - che sia sulle circostanze della sua scomparsa o sulle sue argomentatissime disquisizioni in materia di scie chimiche e altro.Ad esempio, con una rapida ricerca sul net, non ho ritrovato alcuno dei suoi documenti più corposi, come ad esempio questo http://www.mydatabus.com/5z/gva.vg/shotgun61/Scie_chimiche_di_Franco_Caddeo.pdf . Sparito nel nulla.
Questo è il risultato della ricerca a suo nome su youtube:
Nessun video trovato per “”franco caddeo””
Video recenti per “franco caddeo”
Risultati per: caddeo
Faccio quindi un appello a tutti voi per ricuperare i suoi documenti più probanti, salvarli velocemente prima che ai piani alti di Google decidano di farli sparire tutti.Ripubblico - per dare un’idea di chi sia Franco Caddeo - la lettera della sua famiglia diffusa in questi giorni nei commenti del sito Luogocomune
e ci stringiamo attorno ad essa nella speranza e nel dolore.Perché siamo tutti dei Franco Caddeo.
Nicoletta Forcheri
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E' scomparso in mare il 28 Agosto, durante una battuta di pesca in gommone. Era da solo. Il mare calmo, una bella giornata. Franco Caddeo era un attivista, si occupava di scie chimiche e delle basi militari in Sardegna. Aveva pubblicato molti video, tra cui interviste a famiglie con bambini malformati a causa dell'uranio impoverito. Era una persona seria e competente, non certo un esaltato. Inquietante ciò che riporta L'Unione Sarda: Da venerdì pomeriggio, quando la motovedetta della polizia ha trovato alla deriva il gommone che Franco Caddeo aveva affittato la mattina a Putzu Idu, il caso è diventato sempre più complicato. Non soltanto perché al momento del ritrovamento il motore era ancora acceso, ma anche perché a distanza di quattro giorni guardia costiera, forestale, carabinieri e polizia non hanno recuperato neanche un indizio. Neppure un oggetto che appartenga a Franco Caddeo. La crema solare e le canne da pesca che stava utilizzando venerdì mattina sono rimaste tutte sul gommone, ma lui è scomparso nel nulla.
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L'ultimo articolo è del 1 Settembre, e in una zona dove non è che succedeno chissà quali fatti di cronaca è piuttosto strano.

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Re: Un ricordo di Franco Caddeo
Dopo il mio contributo di ieri vengo oggi la seconda volta qui in questo blog. La famiglia di Franco mi ha chiesto di pubblicare una lettera da parte di loro per voi. Con il loro consenso pubblico tutta la lettera che mi hanno mandato.
Lui ci vorebbe forti quindi forza a tutti.
Lucia
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Ciao Lucia,
Abbiamo letto il tuo bellissimo intervento su Luogocomune e ci siamo molto commossi.
Nostra madre ha chiesto che le stampassimo tutti i commenti pubblicati dal sito su Franco.
Con mio fratello Paolo e le figlie di Franco, Stefania e Valeria, avevamo già deciso di scrivere qualche riga di ringraziamento per tutti gli amici di LC che hanno manifestato il loro affetto.
Ma non pensavamo di farlo immediatamente perché non è facile in questo momento trovare lo stato d’animo e le parole giuste per parlare di nostro fratello, figlio e padre.
Oggi leggendo le tue parole non abbiamo trattenuto l’impulso di dare subito in qualche modo il nostro contributo, affinché chi ha il desiderio di sapere qualcosa di più su di lui possa avere una testimonianza della sua famiglia tanto amata.
Non è stato possibile registrare un nuovo utente sul sito, quindi ti chiediamo di pubblicare questa lettera da parte nostra.
Inizieremo col dire che Franco è prima di tutto un guerriero. Non a caso ha nella spalla sinistra e nel braccio destro due bellissimi tatuaggi maori. Sono la sua dichiarazione di guerra. Contro la menzogna di questa marcia società occidentale. Contro il cinismo, l’avidità, la cecità e la disumanità della sua miserabile “classe dirigente” e contro la viltà e l’ottusità del gregge da quella manipolato.
Lui ha fatto la sua scelta, difficile e pericolosa ma da guerriero: “..non dalla parte di chi opprime e sfrutta ma nemmeno da quella di chi si lascia opprimere e sfruttare. Sarò libero e pagherò se necessario qualunque prezzo per questa libertà.” Questo dice. E’ innamorato della cultura dell’antico Giappone, dove il concetto di onore aveva un senso. Conosce a memoria tutti i film di Kurosawa. Ed è anche innamorato del sogno di un popolo sardo libero, indomito e coraggioso dove il concetto di onore ritorni ad avere un senso. Franco: idealista, a volte ingenuo, spesso arrabbiato, sempre umano.
Da ragazzo giocava a calcio, da stopper. E’ difficile immaginare un ruolo più adatto a lui: al centro della difesa, davanti al libero, a fermare il centravanti avversario. Non è mai stato dotato di un fisico imponente ma ha sempre avuto una grinta ed un coraggio impressionanti. C’è un aggettivo che viene subito in mente ricordandolo in maglietta e calzoncini a confrontarsi con i centravanti delle squadre dei paesi di tutta la Sardegna: coriaceo. Chi ha giocato ai nostri tempi a calcio lo sa: i centravanti dei paesi sardi, in particolare dell’entroterra nuorese, ma in genere di tutta l’isola dovevano essere scelti tra gli elementi più grossi e duri del paese e dintorni. In pratica dei cinghiali sardi a due gambe, decisi a sfondare tutto quello che si trovava davanti alle loro zanne. Tutti hanno imparato a rispettarlo e persino a temerlo. C’è un episodio con un centravanti, credo di Orani, grande, grosso e prepotente con il quale se l’erano date di santa ragione tutto il tempo. Alla fine della partita, mentre rientravano negli spogliatoi, il centravanti, insoddisfatto di non aver prevalso, gli andò incontro minaccioso per decidere la cosa a cazzotti. Purtroppo per lui si ritrovò a terra senza nemmeno accorgersene. I sardi possono immaginare un classico colpo da ko tipico dell’isola. Questo episodio solo per farvi sapere che Franco non ha mai avuto paura di nessuno. Ma vogliamo anche ricordare che diversi anni più tardi i due si incontrarono casualmente, fuori dai campi di calcio, e diventarono amici.
Perché Franco è un Uomo. Con tutte le sue debolezze, il suo carattere difficile, la sua anima tormentata, la sua sensibilità esagerata ma sempre pronto a dare la sua amicizia, senza pregiudizi, a chiunque gli dimostri lealtà e umanità. Sempre pronto a buttarsi anima e corpo senza risparmio nei progetti e nelle lotte in cui crede.
Franco ha sempre rifiutato la strisciante, subdola omologazione che questa società insinua nelle nostre teste sin da bambini innocenti. Da parecchi anni aveva eliminato dalla sua vita persino la presenza dello strumento principe di questa omologazione la TV. Ma il sistema, ottuso e insistente, continua a pretendergli il pagamento del canone della “RAITV”, che nemmeno sotto tortura accetterebbe mai di guardare.
E’ sempre dura uscire dal gregge e camminare da soli, il sistema non ci vuole. Ma alle volte incontri nel cammino qualche altro splendido dissidente solitario che ti da animo e forza per pensare di far parte di qualcosa di buono e di non essere completamente solo e pazzo. Lui ne ha trovati tanti, uomini e donne, molti su questo bel sito di persone non-omologate. Altri ovunque sia stato, in giro per il mondo. Perché è difficile non innamorarsi della sua voce profonda, della sua schiettezza e della sua simpatia, in qualunque lingua parli.
Franco, ovunque tu sia siamo sempre insieme.
Un abbraccio a tutti quelli che gli vogliono bene.
Lella, Stefania, Valeria, Paolo e Marco.
P.S. Un bacetto dalla piccola Lavinia che ancora non capisce che lo zio non si trova.

lunedì 28 settembre 2009

Il mio fratellino a due anni era un rosacroce

ovvero: Viterbo, Santa Rosa e i Rosacroce.






Mio fratello, detto Potti, rosacroce

Mio fratello ha quindici anni meno di me. Lui aveva due anni quando io ne avevo 17 e ricordo molto bene una cosa che all'epoca mi colpì moltissimo, ma di cui ho capito il significato più recondito solo da pochi anni.
I miei genitori erano molto cattolici, e lo sono tuttora. Un giorno sentimmo questo frugoletto grassottello, che ancora parlava poco e male, bestemmiare sonoramente. Porco qui, porco là, mannaggia qui, mannaggia là... Non capivamo da dove potesse aver appreso certe espressioni e decidemmo di non dirgli nulla per evitare che, come spesso fanno i bambini, il gusto del proibito aumentasse la sua foga bestemmiatoria... Rimaneva però il mistero di dove avesse imparato un simile turpiloquio. Un giorno lo sorpresi per caso che giocava, e in un attimo capii dove aveva appreso tutte quelle bestemmie. Stava facendo uno strano gioco: con un fustino del Dash vuoto, si divertiva a colpirlo ripetutamente con un cucchiaio; dopo aver battuto diverse volte diceva "Facchini di Santa Rosa, sollevate e fermi"; dopodichè iniziava una serie di bestemmie, una diversa dall'altra.
Capii quindi dove aveva imparato a bestemmiare. Aveva assistito al trasporto della macchina di Santa Rosa: infatti in onore della santa, patrona di Viterbo, ogni tre settembre viene portato a spalla da 100 facchini una statua alta oltre trenta metri, tutta illuminata, per le vie della città.
E' uno spettacolo mozzafiato, e solo guardandolo dal vivo si riesce a capirlo. I Viterbesi sono giustamente orgogliosi di questa manifestazione unica al mondo e in quei giorni nella mia città è festa grande. Però... ecco... c'è un però...
Mi ero sempre domandato come fosse possibile che in una festa in onore della Santa si consentisse ai facchini di bestemmiare; mi sono sempre chiesto come e perchè i facchini, la maggior parte dei quali sono atei, si radunassero in preghiera prima del trasporto, nella Chiesa di Santa Rosa. Che senso ha radunarsi in preghiera se non si è Cristiani? Bo. Soprattutto mi colpiva quel florilegio di bestemmie che fa a pugni con la matrice cattolica della festa, e mi ha sempre colpito che nessuno, sindaco, assessori, o semplici cittadini, ma anche parroci e vescovo, abbiamo mai detto nulla al riguardo.

Viterbo e i Rosacroce.

Viterbo ha come patrono Santa Rosa. E non è un caso. Essendo una città che anticamente ha ospitato i papi, ovviamente non poteva non essere anche una sede rosacrociana. Anzi. Pare che il trasferimento della sede papale fosse stata in qualche modo voluta dai Rosacroce di allora.
Pochi sanno che Santa Rosa non è mai stata proclamata santa con un processo di canonizzazione.
Il suo culto fu promosso da Innocenzo IV e Alessandro IV, e divenne popolare sebbene mancasse ancora la canonizzazione formale che giunse soltanto indirettamente, con l’iscrizione al Martirologio Romano, il catalogo di tutti i santi promulgato nel 1583 da Gregorio XIII. http://www.centrostudilaruna.it/cattabianisantarosa.html
Il corpo di Santa Rosa è custodito nella chiesa della Crocetta, nell'omonimo quartiere.
I genitori di Santa Rosa si chiamavano Giovanni e Caterina.
Ora San Giovanni, che si festeggia il 24 giugno, non è solo il patrono della massoneria ma anche il santo ufficiale della Rosa Rossa, oltre a Santa Rita.
L'emblema di Santa Rosa non è, come si potrebbe pensare, la rosa, ma il Giglio (altro simbolo rosacrociano; ricordiamo infatti che il termine ebraico Sosan significa sia rosa che giglio, oltre che Loto). Viterbo è città Rosacrociana anche nella planimetria; osservando una cartina si vede che da Piazza Dante (che come è noto è il padre dei rosacroce) parte via Mazzini, che finisce a ridosso di due quartieri: Quartiere Santa Rosa e quartiere Crocetta.
Ovviamente non può mancare una traversa di via Mazzini con via del Giglio (via dove per un curioso scherzo del destino ho avuto per tanti anni lo studio legale).



Le entrate principali della città sono due. Porta Fiorentina e Porta Romana. Sopra porta romana, come abbiamo detto, campeggia una enorme statua di Santa rosa che ovviamente ha in mano una croce. Quindi: Rosa + Croce.
Osservate la foto qui sopra.

E ora vediamo i nomi dei sindaci che si sono succeduti a viterbo negli ultimi anni.
  1. Rosato Rosati
  2. Gigli
  3. Fioroni.
Fin qui è facile trovarci una curiosa coincidenza rosacrociana e viene anche un po' da ridere.
Gli altri nomi sono più complicati dal punto di vista simbolico.

4) Pio Marcoccia (Marco deriva da marte, che per i romani era il Dio dei Giardini, quindi il nome significa devoto al dio dei giardini). Non a caso, poi, il vero nome di Pio Marcoccia non è Pio ma Francesco Pio se non ricordo male, ma tutti a Viterbo lo chiamano col secondo nome, altrimenti perderebbe la sua valenza simbolica.

5) Ascenzi (asceso al cielo è Cristo; e Cristo ovviamente richiama la Croce, ma ricordiamo anche che la Rosa Rossa, nella simbologia rosacrociana, rappresenta il cuore rosso di Cristo)

6) Marini (ancora una volta la radice da Marte).

Poi abbiamo Gabbianelli sulla cui simbologia sorvolo per evitare che mi facciano un TSO e mi ricoverino nella nostra clinica per malattie mentali (che si chiama, guarda caso, Villa Rosa).
E' tipico della massoneria Rosacrociana, infatti, favorire l'ascesa al potere di persone il cui nome veicoli - in genere all'insaputa della persona interessata - simbologie della fratellanza.
Basti pensare - solo per fare un esempio - alla famiglia più potente d'Italia, gli Agnelli (l'agnello di Dio è Cristo); e a Luca Cordero di Montezemolo, ove Cordero, in spagnolo, significa agnello.
Mi domando spesso se le persone in questione abbiano mai avuto il sospetto che il loro nome non fosse casuale. Io credo che la maggioranza ne sia inconsapevole anche perché occorre maneggiare bene il simbolismo e l'alfabeto ebraico per capirlo, e difatti io mi sono reso conto di questa apparente assurdità solo parlando con persone in massoneria, e persone ebree che mi hanno spiegato questo curioso giochetto.

Feste cristiane e feste rosacrociane.

Ecco spiegato quindi il motivo per cui una festa cristiana è stata trasformata in festa pagana, in cui viene permesso addirittura di bestemmiare.

Il mio, voglio sottolineare, non è un discorso bigotto. Non mi danno fastidio le bestemmie perchè penso che Dio, se esiste, è superiore agli insulti che gli esseri umani possono lanciargli.
Tra l'altro, quando si insulta qualcuno, conta molto l'intenzione. E i facchini non bestemmiano certo per offendere Dio o la Madonna, in quanto è noto che a Viterbo la bestemmia è un intercalare piuttosto diffuso.
A mio parere sono alcuni politici, quando vanno in Chiesa tutti i giorni, che bestemmiano veramente perchè insozzano i simboli cristiani con la loro presenza.

La mia è quindi una constatazione storica.
La trasformazione delle feste cristiane in feste rosacrociane si è avuta in ogni campo.
Il Natale, festa della nascita di Cristo, che dovrebbe avere come simbolo il presepe e essere un omaggio ai valori cristiani di povertà amore, ecc..., è festeggiato da tutti, indistintamente cattolici e non. La festa è diventata un orgia consumistica che ha molto poco di cristiano e molto di pagano, e per giunta il simbolo del Natale è stato piano piano soppiantato da Babbo Natale e dall'albero di Natale, che nulla c'entrano con Cristo.

La Pasqua è diventata un'altra orgia consumistica in cui si mangia a 4 palmenti e che viene festeggiata da tutti, Cristiani e non.

Per non parlare delle tante chiese che anzichè essere dedicate a Cristo o a Santi cristiani sono templi massonici. E' il caso di molte (non tutte) le chiese dedicate a San Giovanni e Santa Rita.

E' il caso ad esempio della Chiesa dedicata padre Pio a San Giovanni Rotondo a cui il sito Chiesa Viva ha dedicato molto spazio.


E pochi si rendono conto del valore esoterico di queste manifestazioni. Dal punto di vista esoterico, il fatto che una festa Cristiana venga celebrata, in modo distorto, da non cristiani, ha un valore e un significato molto profondo che ora non è il caso di affrontare.


Per molto tempo, pur essendomi inbattuto nella Rosa Rossa, non avevo mai riflettuto sulla mia città e sulla valenze rosacrociane di essa.

Pensavo che fosse un caso che il patrono della città fosse Santa Rosa finché parlando con diverse persone ho cominciato a capire.

Alcuni mi hanno parlato di strane morti legate a persone che si occupavano del culto di Santa Rosa, cercando di riabilitare il nome di quelli che sarebbero i veri santi viterbesi, Lorenzo, Valentino ed Ilario.

Altri mi hanno detto che Santa Rosa è un personaggio del tutto inventato, il che potrebbe essere vero perché il fatto che il padre si chiamasse Giovanni e la madre Caterina è una coincidenza talmente curiosa da sembrare effettivamente un invenzione. Ma certo, il fatto che Santa Rosa non sia mai stata santificata ufficialmente con un processo ad hoc, è indubbiamente un forte indizio della leggendarietà della figura.
Se sia vero o no, in qualunque caso, non ho mai approfondito. Sarà anche vero che Santa Rosa è stata voluta dai Rosacroce; ma per i viterbesi è il simbolo della città, è la santa che ha fatto miracoli e a cui si chiedono le grazie.
E io penso che un simbolo non sia mai del tutto negativo o positivo, ma la sua valenza dipende da chi lo usa e come.
Ora, per quanto per i Rosacroce Santa Rosa possa essere il loro simbolo, io penso che la volontà della maggioranza dei Viterbesi abbia comunque una valenza positiva e abbia il potere di trasformare in una cosa positiva questo simbolo talvolta usato negativamente .
E penso che Santa Rosa, se è esistita veramente, non è certo contenta dell'uso rosacrociano che qualcuno può fare del suo nome. E forse chissà... è proprio lei che da Porta romana, la porta da cui passavo ignaro ogni giorno e da cui passo ancora oggi, mi guardava, mi proteggeva, e mi spingeva a divulgare alcune notizie che erano state occultate per secoli e che si trovano sì, ma sono di difficile lettura e sono sparse qua e là in centinaia di titoli per iniziati ed esperti di esoterismo.
Forse non è un caso che per anni il mio studio è stato a Via del Giglio, a pochi metri dalla casa di Santa Rosa, da cui passavo ogni mattina, fino a pochi giorni fa.

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Un'altra fase del trasporto della macchina di Santa Rosa. Fiore del cielo, è il nome scelto quest'anno.